Il Museo
Un viaggio nella memoria di una comunità che ritrova il suo passato
Il Museo del paesaggio sonoro è un viaggio attraverso i suoni: umili o elaborati, fanno risorgere un mondo di case, uomini e bambini.
Il Museo Civico del Paesaggio Sonoro di Riva presso Chieri nasce grazie alla volontà dell’amministrazione comunale di valorizzare il pregevole percorso di ricerca condotto da Domenico Torta ed alcuni studiosi sui suoni, i rumori e le melodie che hanno caratterizzato il paesaggio locale, dalla cultura contadina sino alla contemporaneità.

Il Museo Civico del Paesaggio Sonoro di Riva presso Chieri consente oggi al visitatore di rivivere, in un’atmosfera coinvolgente, quella complessa e dinamica archeologia di saperi e conoscenze che danno vita al paesaggio sonoro. Il Museo si propone dunque quale istituzione impegnata a salvaguardare, tramandare e rinnovare tale patrimonio, in un continuo dialogo con il territorio e altre culture sonore.
Un particolare ringraziamento va all’Università degli Studi di Torino, ed in particolare al prof. Febo Guizzi, che, unitamente ad un competente gruppo di ricercatori, ha fornito un contributo essenziale all’iter di ricerca e all’elaborazione del progetto museologico.
Il percorso di visita

Sala 900
L’irrompere di un nuovo secolo e di un nuovo millennio muove alla ricerca di un passato, appena nascosto dietro l’angolo del tempo, assopito nei depositi della memoria. Le grandi scene della storia ufficiale e gli scampoli della quotidiana realtà si intersecano in un gioco di specchi a creare una molteplicità di prospettive. Il racconto sorge da una visione interna al piccolo mondo, da una radice penetrante nel terreno comunitario. Contadini e artigiani, peisàn e tesiù, ne sono i personaggi principi. La presenza del singolo e la partecipazione collettiva suscitano un repertorio infinito di motivi. Ma non è finzione, è piuttosto un corale diario illustrato che ognuno può aprire da una pagina a scelta. Certe volte si avverte un pensiero oltre le mute figure, in altri casi appare il discorso diretto, le vive voci di un popolo. La figura è ora nitida, ma non immutabile. Così come per i racconti e i canti nelle veglie invernali, è possibile arricchire una visione d’insieme di nuovi dettagli.

Il suono e l’ambiente
Tramite l’incontro di luoghi e oggetti, volti e voci abbiamo abbracciato le linee di un quadro. Ora, procedendo verso l’interno, ogni manifestazione di una presenza determina un arricchimento di quella visione d’insieme, guida all’individuazione di legami tra il frammento e la globalità della cultura. Il suono è la chiave di volta intorno al quale ruota ciascuna sezione tematica. In esso si declinano universali relazioni con la natura. Il superamento di una condizione di organicità e primaria utilità eleva a nuovo grado gli elementi vegetali. La distinzione dal mondo animale è riformulata in straordinarie forme di comunicazione. La materia tutta si sublima in mezzo di espressione. In esso si fissano le tracce del vivere umano. Smentendo un abituale discredito vi si servono attività lavorative. La pratica musicale, così come gioco e sollievo dalla fatica, diviene mestiere in senso stretto. La composizione di suoni in strutture significative è indicatore e recettore di una più ampia realtà. In esso si rivelano pulsioni e sensazioni. Ma per esse la parola è inefficace, solo la musica può farle trapelare.

Il suono e la comunità
L’uomo è artefice del paesaggio sonoro. Egli si circonda di suoni e li ordina in una globalità di significati. Dal mormorio al grido, dal canto intimo all’insieme corale, dal diletto alla professione, ogni elemento udibile è portatore di senso. Sempre, anche nell’apparente silenzio, si percepisce un palpito, un fruscio. Ci sono poi momenti in cui, al sommo grado, molti di quei frammenti si compongono in un accordo. Non è difficile riconoscerne il motivo. Proprio in virtù di un codice, in parte naturale, in parte stabilito e acquisito, in parte costantemente riformulato, dal paesaggio sonoro giungono i recepibili segnali di una situazione. Così è il tempo della festa in cui gli strati sonori si sovrappongono e mescolano in un insieme in superficie indistinto, dove invece ciascuna parte parla. Il brusio della gente, il clamore della banda musicale, i sovrastanti slanci oratori del fine dicitore. Ma ad ergersi alla sommità di quel paesaggio, come a governare il ritmo della quotidianità, è il campanile. Unendo maestosità e semplicità, elementarità e inesauribile facoltà combinatoria, il suono delle campane è veicolo dei fondamentali messaggi della comunità.

Il suono e il gioco
La bicicletta che, attraverso l’imitazione del rumore, si trasforma in una motocicletta ci accompagna in un giro nel mondo dei giochi sonori e degli strumenti giocattolo. È un primo esempio che parla del mondo infantile e della spinta a riprodurre attraverso una fantasia creatrice ambiti di dominio degli adulti. Varcata questa soglia e trovando ulteriori conferme, possiamo aprire altre porte, incontrare altri tipi di oggetti sonori. In un primo gruppo i sonagli, utilizzati per tranquillizzare i neonati e stimolarne il senso dell’udito, ma a loro volta eredi di una parallela funzione apotropaica, a protezione dell’infanzia. La sedimentazione di tratti rituali arcaici e l’inserimento in una sfera semantica travalicante il semplice fine ricreativo sono avvertibili negli strumenti che derivano dall’impiego di materiali vegetali e animali, o in margine a quelli che dell’universo naturale assimilano e riverberano messaggi sonori. Altro ambito è quello dei dispositivi sonori propedeutici e di avviamento ad una pratica musicale, modellati per i bambini, sulla falsariga degli strumenti “veri”. I ponti che visibilmente vengono tracciati a partire dall’illusoria marginalità della destinazione infantile conducono infine ad una dilatazione dell’atto di giocare con i suoni oltre ogni presumibile limite.

Musicant e Sunadur
È nella separazione tra un rudimentale ed esteso esercizio sonoro ed una competenza e perizia superiori, in mano a figure di semiprofessionisti, che si inquadra una distinzione tra suonatori e musicanti. L’individuazione di gradi di esperienza è eletta a interno metro di giudizio, ma la materia d’esame è quella di un linguaggio da tutti in qualche misura conosciuto e compreso. Nella consuetudine del canto, nella larga pratica di strumenti musicali, nel diffuso fenomeno del ballo e nel livello minimo del semplice ascolto si collocano le reti di trasmissione e i motori di sviluppo di un sapere e di un agire collettivo. Sin dall’800 l’irruente affermazione delle formazioni bandistiche, la popolarità di nuovi strumenti, moderni sistemi di comunicazione e didattica – frantumando, rifondendo, aggiornando precedenti ordini tradizionali – determinano la propagazione capillare di principi formulati nella sfera della musica scritta. Ma l’implacabile vocazione alla rielaborazione fa di quella lingua una parlata, trasforma la granitica sostanza in materia costruttiva, ricava dalla scelta ed aggiunta di elementi nuove soluzioni.

Il suono e la transizione
Suono e transizione Nel racconto sui suoni sin qui dipanato, abbiamo incontrato situazioni, tradizioni, modi e significati che paiono relegati in una immobile fissità. È forse il passare del tempo ad oscurare momenti di svolta anche sensibili, sino a farci credere che tutto sia sempre stato. Neppure appare ragionevole pensare che la realtà cambi radicalmente e in misura repentina cancellando le tracce del passato. Questa complessità di prospettive è la probabile chiave di lettura per comprendere la panoramica sui processi di più o meno recente transizione inquadrata nell’obiettivo della sala. Nel confronto con quel ‘900 ritratto in apertura, ciò che qui appare potrebbe assumere tinte in aperto contrasto. Ma le canzoni a stampa dei fogli volanti sostituirono la tradizione orale, o la alimentarono? Il campanaro non inserì forse nel suo repertorio brani ascoltati alla radio? Sin dagli inizi del secolo non giunsero nuovi ritmi a ravvivare il ballo? Non furono i più stimati musicanti a incidere i primi dischi? La televisione non creò almeno in un primo tempo una nuova coesione comunitaria? Ogni moneta ha il suo rovescio; ed il più bel gioco è farla roteare.
Orari
Il Museo del Paesaggio Sonoro è chiuso per importanti lavori di manutenzione straordinaria. La riapertura è prevista per la primavera 2027
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Biglietti
Intero: 8,00 €.
Ridotto: 6,00 € (tra i 4 e i 18 anni, over 65 anni).
Scuole: 3,00 €.
Gruppi: 4,00 €.
Gratuito: possessori di Abbonamento Musei / Torino Card / Abbonamento Musei Junior, diversamente abili.

Museo civico del Paesaggio Sonoro – Palazzo Grosso, Piazza Parrocchia 4 – 10020 Riva presso Chieri (TO) – PI 01788940011 – Crediti

