Palazzo Grosso
Visite
Le sale di Palazzo Grosso sono visitabili ogni domenica del mese e su richiesta per gruppi e scolaresche.
Il costo della visita alle sale storiche è incluso nel biglietto di ingresso del Museo.
Informazioni e prenotazioni
nformazioni e prenotazioni al numero 011-5211788 e via email (tutto l’anno: da lunedì a domenica 9.30-17.00).

Il gusto aggiornato dei committenti e l’abilissima tecnica degli artisti fanno delle decorazioni di Palazzo Grosso un ciclo unico nel suo genere.
La Storia di Palazzo Grosso
Nel 1619 il Duca Carlo Emanuele I di Savoia donava alla sua favorita Margherita de Roussillone e Chatelard il castello di Riva con titolo marchionale. L’edificio sarà oggetto di numerosi interventi di rinnovamento a partire dal 1734, quando passerà di proprietà ai conti Grosso di Brozolo. Questi ultimi ne affideranno nel 1738, la ricostruzione all’architetto Bernardo Antonio Vittone, artefice in Piemonte di numerosissime chiese per i vari ordini e confraternite. Gli interventi architettonici successivi proseguiranno sotto la direzione dei lavori degli architetti Giacinto Bays nel 1771 e Filippo Castelli nel 1790.
Alla giovane contessa Faustina Grosso in Mazzetti di Montalero si deve la ricca ed originale decorazione interna, opera dei fratelli Torricelli chiamati ad affrescare le magnifiche sale del piano nobile. Il gusto aggiornato dei committenti e l’abilissima tecnica degli artisti fanno delle decorazioni di Palazzo Grosso un ciclo unico nel suo genere, dove l’amore per l’arte antica si mescola al sapiente uso della tecnica trompe-l’oeil.
L’intervento dei due artisti fu notevolmente apprezzato dalla critica dell’epoca come dimostrato dal loro successivo coinvolgimento presso la corte sabauda: il sovrano Vittorio Amedeo III di Savoia infatti li volle per aggiornare il gusto decorativo del Castello di Rivoli.
Le sale storiche

Lo Scalone
A destra dell’atrio si accede all’arioso scalone d’onore che conduce al primo piano nobile. L’intera decorazione è in stile neogotico con finte colonne snelle che sorreggono la volta, archi a sesto acuto e due fieri leoni a dare il benvenuto. Figure zoomorfe, fogliami, decori in cotto ed un grandioso rosone sono testimonianza di una precoce attenzione verso l’architettura medievale che si imporrà nei primi decenni dell’Ottocento.

Il Salone delle feste
Superate le due rampe di scale si accede direttamente al salone delle feste dove a predominare sono scene della mitologia classica legate agli Amori di Giove. Il mondo dei numi e degli eroi sostituisce l’ordinato repertorio archeologico esibito nell’atrio. Le pareti sono suddivise da alte fasce verticali su cui campeggiano grifi ed elementi vegetali. In ogni comparto sono rappresentati dipinti con soggetti figurativi o esili padiglioni alla foggia pompeiana con sfondi architettonici di matrice classica. Al centro della volta è rappresentato Giove con accanto i Dioscuri e due figure di Nereidi, mentre all’interno di riquadri rosso porpora sono narrati i singoli amori con Leda, Europa, Ganimede e Danae.

La Sala Etrusca
La scelta di ricreare un ambiente “all’etrusca” segue la moda del tempo e riflette il crescente interesse verso la pittura vascolare greca e gli aspetti della civiltà italica testimoniato dal moltiplicarsi delle pubblicazioni e studi che offrono un notevole campionario per gli artisti. Di notevole interesse sono le scene di banchetto rappresentate al centro delle due pareti laterali e la realizzazione di finti busti e vasi che decorano altrettanti immaginari sfondati.

La sala Cinese
Non poteva mancare un ambiente cinese secondo i dettami della moda settecentesca diffusa presso tutte le corti d’Europa. Le carte originali appartengono alla serie che racconta le produzioni tipiche della Cina quali tè, porcellana, riso e seta. Attraverso questi cicli produttivi si scoprono la natura, l’architettura ed i costumi di un paese lontano.

La sala del finto legno
Gli studioli delle dimore aristocratiche sono un felice prodotto dell’età dei Lumi. Nello studiolo di Palazzo Grosso tutto è illusione: dalla volta costituita da un’elegante impalcatura lignea a losanghe, sulle quali campeggiano centauri, alla raccolta di disegni e stampe, fogli sciolti appuntanti con robusti chiodi, che danno al vano l’aspetto di un cabinet. Entrando nella stanza lo scricchiolio del pavimento in legno accentua ancora di più l’illusione di essere circondati da pregiate impiallacciature.
Museo civico del Paesaggio Sonoro – Palazzo Grosso, Piazza Parrocchia 4 – 10020 Riva presso Chieri (TO) – PI 01788940011 – Crediti

